“Una località misteriosa”

La storia contenuta nel libro che sto per raccontarvi, ha veramente dell’incredibile: per la fervida immaginazione del suo autore, Pierdomenico Baccalario, per l’enorme fantasia dimostrata e per l’originalità che accompagna ogni sua singola pagina. La mia vuole essere una presentazione e descrizione di questa avventura che mi ha letteralmente rapito, vuole essere un invito a procurarvi questi libri per vivere un grande viaggio! Il tutto ha inizio con una nota (una e-mail in realtà), proprio di Baccalario: la casa editrice con cui lavora, Il Battello a Vapore, lo manda alla ricerca di un manoscritto di cui in redazione si è tanto parlato. L’autore parte alla volta della Cornovaglia, in Inghilterra. La località che deve raggiungere si chiama Kilmore Cove, ma sulla cartina questa non è segnata, né indicata. Un bel mistero. Decide quindi di fermarsi in un altro paesino, Zennor. Baccalario ha con sé un contatto telefonico che la casa editrice stessa gli ha fornito: risponde una voce femminile molto delicata e gentile la quale gli domanda in quale hotel alloggi l’autore. L’indomani mattina alla reception, riceve un baule. Dentro vi sono una montagna di fotografie, disegni, cartine e numerosi quaderni, tutti consumati dal tempo e scritti in una calligrafia minuta e precisa ma in un linguaggio totalmente incomprensibile.  Il baule è stato inviato da un certo Ulysses Moore che gradirebbe che il tutto sia pubblicato. A questo punto, il nostro scrittore si cimenta nella traduzione del primo manoscritto…

Titolo: La porta del tempo

Autore: Pierdomenico Baccalario

Casa editrice: Il Battello a Vapore

Prima pubblicazione: 2004

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“Una banda di fuorilegge”

La Freccia Nera

Titolo: La freccia nera

Autore: Robert Louis Stevenson

Casa editrice: La Feltrinelli

Anno di pubblicazione: 1886

“Solo ora scoprite che la vendetta ha una sapote sgradevole; non pensate che sarebbe meglio perdonare gli altri?”

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Il cacciatore di draghi

L’antenato di Bilbo Baggins

Titolo: Il cacciatore di draghi

Autore: J. R. R. Tolkien

Casa editrice: Bompiani

Prima pubblicazione: 1949

Esiste un’opera poco conosciuta del famoso autore de Il signore degli anelli: l’ho scoperta casualmente girovagando in una libreria qualche anno fa e confesso di essere rimasto piacevolmente sorpreso e una volta tornato a casa ho letto il libro tutto d’un fiato. È un racconto diverso dagli altri, almeno da quelli più conosciuti: nell’introduzione il figlio primogenito di Tolkien racconta che la prima versione della storia fu narrata dal padre in occasione di un picnic che la famiglia fece nelle campagne inglesi quando, sorpresi da un temporale, dovettero trovare riparo sotto un ponticello di pietra. Lo spunto portò a una prima stesura del racconto in ventisei pagine che il filologo mise poi da parte per poi dedicarsi alla scrittura dello Hobbit, pubblicato nel settembre del 1937. Il successo, come sappiamo, fu enorme e questo spinse gli editori a  chiedere al professore di scrivere la continuazione di questo libro, cosa che avvenne con la trilogia dell’anello, sperando che potesse essere pronto già per il natale dello stesso anno. Ma le cose andarono diversamente: i tempi si allungarono a dismisura e il romanzo vide la luce solo tra il 1954 e il 1955. Per non lasciare tutto in aria Tolkien propose, in alternativa, la pubblicazione dell’avventura del fattore Giles, poiché era già pronto per la pubblicazione. Il racconto, come si legge da una lettera presente nell’introduzione del libro, fu ampliato di un buon 50% e quindi poté essere dato tranquillamente alle stampe. Ora occorre fare una premessa: il racconto che noi oggi leggiamo è diverso dalla prima stesura manoscritta che in origine era molto più breve, ma intuendone il potenziale, il professore di Oxford lo ampliò e lo rese adatto ad una lettura da parte di un pubblico più maturo. Fu pubblicato nel 1949.

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Un re venuto dal Nord

Le antiche avventure di un re vichingo giunto dalle lontane e fredde terre della Scandinavia per sconvolgere l’Europa, un’oscura profezia e strani esseri fantastici. Tutto raccolto in una saga che ha fatto storia. Una saga d’armi e d’amori che ha ispirato la serie televisiva “Vikings”.

La saga di Ragnarr

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Un fanciullo di nome Artù

La spada nella roccia

Titolo: La spada nella roccia

Autore: T. H. White

Casa editrice: Mursia

Prima pubblicazione: 1938

Esistono numerose leggende attorno alla figura di Re Artù, mitico sovrano dei Britanni, vissuto tra la fine del V e l’inizio del VI secolo d.c. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, le popolazioni barbariche si riversarono sulle sue gloriose rovine; la Britannia fu abbandonata dai romani molto tempo prima e lasciata in balìa di sé stessa. Fu in questo quadro storico che cominciò a forgiarsi la figura di Artorius (Artù), re-condottiero, che guidò il suo popolo contro l’avanzata dei sassoni e degli angli: il primo autore che ne fece menzione nelle sue opere fu Nennio, monaco gallese vissuto nell’VIII sec. d.c., cui attribuì importanti vittorie militari; l’inglese Goffredo di Monmouth (considerato da molti studiosi il vero creatore della leggenda di re Artù) nella sua opera “Historia Regum Brittaniae”, ripercorse le gesta dei re britanni.

Thomas Malory, autore della “Storia di re Artù e dei suoi cavalieri”, propose le vicende del mitico sovrano e della sua cerchia di cavalieri fedeli e delle loro numerose avventure e peripezie in giro per l’Inghilterra; ad ogni modo dobbiamo tener presente una cosa molto importante e cioè il momento storico in cui questo mitico personaggio nasce: siamo ormai all’inizio della Età di Mezzo (Medioevo), il mondo allora conosciuto mutò profondamente e in balìa di popolazioni giunte da lontano, conobbe la nascita di regni che si succederanno senza sosta per secoli. La letteratura comincerà a popolarsi di cavalieri leggendari in lotta contro oscure forze maligne e le antiche religioni “pagane” si mescoleranno alla ormai affermata nuova religione cristiana, fino ad essersene completamene assimilate. Tale miscuglio di popoli e usanze ed eventi che diedero vita ad una folta produzione letteraria che ispirarono scrittori e, ai nostri giorni, anche registi cinematografici.

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Una fiaba svedese

“Il ragazzo che fece a gara col gigante a chi mangiava di più”

Ben ritrovati cari lettori ribelli. In questo nuovo articolo vi proporrò una fiaba svedese che ho tratto dal libro “Fiabe Svedesi”, pubblicato dalla casa editrice Iperborea. Il mondo delle fiabe mi ha sempre affascinato, con le sue creature fantastiche e le sue foreste incantate piene di draghi, troll, orchi, elfi; il legame di questa tradizione fiabesca con la natura è importante e singolare: ci fa capire come essa ci viene in aiuto nei momenti di maggior pericolo e come può offrirci riparo e asilo nei momenti di sconforto (anche la mitologia greca è fortemente connessa alla natura). La Scandinavia è una terra affascinate, con le sue foreste di abeti e i fiordi e i laghi. Non stupisce quindi che la sua tradizione e il suo folklore se ne sia servita per condire con grande fantasia le sue storie; quella che riporterò ha come protagonista un ragazzo, un giovane pastorello che si ritroverà ad affrontare uno stupido gigante di caverna e che ci dimostra come la vera forza non risieda nei muscoli quanto nel cervello di ciascuno di noi; in effetti, la fiaba ricorda molto l’avventura capitata ad Ulisse quando si ritrova nella caverna del ciclope Polifemo e come avrete modo di vedere, il gigante si rivela un vero e proprio zuccone, quasi ci provi gusto a fare lo stupido, per la serie “ma c’è o ci fa”?…Buona lettura!

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“Tutti a bordo e all’arrembaggio”

Titolo: L’Isola del tesoro

Autore: Robert Louis Stevenson

Casa Editrice: Oscar Mondadori

Illustrazioni: Maria Cristina Pritelli

Tutti a bordo e all’arrembaggio!

Salve a tutti e benvenuti a bordo. Questo blog nasce dal mio desiderio di scrivere e far conoscere storie, fiabe e libri e leggende e musiche che forse sono sconosciute ai più; in questo nostro mondo sconvolto dalla pandemia e dagli stravolgimenti climatici, i libri, con i suoi eroi e antagonisti, i suoi mondi fantastici e reali, rappresentano un’arma senza polvere da sparo contro l’ignoranza e la brutalità che affligge il pianeta. Sta a noi trovare la chiave per aprire quella porta che ci farà uscire dalle tenebre per ritornare nuovamente “a riveder le stelle”. E allora incominciamo questa nostra avventura con un classico della letteratura che ci farà solcare gli oceani e ci scaraventerà in un’epoca piena d’intrighi, ammutinamenti e tesori nascosti in sperdute isole dei Caraibi: sto parlando ovviamente dell’ “Isola del tesoro”, senza dubbio l’opera più nota di Robert Louis Stevenson, mancato avvocato scozzese, affetto da tubercolosi sin dall’infanzia e costretto a trascorrere gli ultimi suoi anni di vita nelle isole Samoa (fu soprannominato Tusitala, il narratore di storie, dagli indigeni).

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